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Biografia (a cura di Chiara Fragalà) |
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La biografia di Giovanni Leto
sembra costruita su “un alternarsi di contrastanti momenti”. Nasce a Monreale, in provincia di
Palermo, nel 1946. La passione per l’arte si manifesta in
lui presto, tanto da decidere giovanissimo, d’iscriversi all’Istituto
Statale d’Arte di Palermo. Sono gli anni dell’arte informale, la produzione
di pittori come Burri e Dubuffet colpisce
l’immaginario dell’artista ed influenza le sue prime opere ( Consegue il diploma d’Accademia
nel 1968. Sono gli anni della contestazione e Leto finisce per trascurare la
sua passione per la pittura in favore delle manifestazioni studentesche. In
questo periodo si mantiene eseguendo su commissione opere figurative
facilmente vendibili e lavori di restauro d’antichi dipinti. Gli anni Settanta sono connotati
da un alternarsi di vicende personali ed artistiche che s’influenzano le une
con le altre. Riprende le ricerche precedentemente
interrotte, che lo avevano portato all’uso di materiali poveri e grezzi e
realizza opere come Terre del fantastico e Tracce. Nel 1976 sposa Eva Bosco e
si trasferisce a Bagheria, dove frequenta il poeta Ignazio Buttitta, stringe
amicizia con il figlio Pietro e conosce il poeta futurista Giacomo Giardina. Negli stessi anni nascono i due figli, Manuela
prima e Francesco poi. Il 1979 è segnato anche da un triste evento, la
scomparsa del padre, figura fondamentale nella formazione umana di Leto. Questi eventi segnano l’animo del
pittore ed i temi della sua produzione artistica. Inizia il decennio
successivo creando Memorie al presente e Come segni di un diario, opere in linea
con le sperimentazioni iniziate durante gli anni Sessanta, che delineano l’interesse di Leto per il collage. Nel 1984 la
sua produzione, sempre più caratterizzata dall’inserimento di materiali au
delà de la peintura all’interno del “campo”
pittorico, è tesa a definire una nuova spazialità. Realizza le opere della
serie L’eros del tatto, frequenta ed espone le sue creazioni presso E’ il 1985 e Leto realizza i suoi
primi Orizzonti. Sono creazioni costituite prevalentemente di pagine di
giornale tattilmente attorcigliate e incollate sul piano dell’opera a formare
serrate stratificazioni orizzontali, landiscape
oggettuali in cui l’istanza di una nuova spazialità,
presente da sempre nella ricerca di Leto, approda ad una svolta decisiva,
tutta improntata di fisicità e carnalità. Espone queste opere alla X
Expo-Arte di Bari, nello stand - Ezio Pagano,
presentate in catalogo da Giuseppe Frazzetto e
s’impone all’attenzione della critica nel più vasto panorama dell’arte
italiana. Giorgio Di Genova, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Pier Restany, Francesco Vincitorio,
Lia De venere, sono tra i primi ad apprezzarne il lavoro. Dopo Bari inizia
per Leto un periodo ricco di incontri, mostre,
riconoscimenti e frequenti viaggi. Il critico Giorgio Di Genova, lo invita
alla Salerniana di Erice Ricognizione anni 1980-85; Giuseppe Frazzetto lo inserisce nella mostra Corde dell’arpa
all’università di Catania e nella mostra De In questi anni
ricca è anche
la sua produzione. Realizza la serie dei Pozzi, Triangoli, Rombi, Cerchi,
opere i cui formati rimettono ulteriormente in discussione l’idea di pittura
intesa come “finestra ritagliata sul mondo”. Nel 1990 soggiorna a Carrara dove,
per conto della Galleria Atelier - Arti Visive, esegue le opere de Il tempo cartificato. Nello stesso anno, all’Arte Fiera di
Bologna, Giovanni Leto si lega anche alla Galleria Barbierato-Arte
Contemporanea di Asiago che ne promuove il lavoro in
ambito nazionale e internazionale. Per lui si apre un nuovo decennio ricco di impegni e di intenso lavoro. Accanto a nuovi Orizzonti,
Mari e Deserti di carta e accanto a creazioni più pittoriche come Racconti Aniconici e Contrappunto, realizza anche una nutrita
serie di opere oggettuali ed installative.
Tra queste la serie de Il corpo a corpo con lo
spazio della pittura reificata del 1992; le installazioni di Povera e leggera
del Inizia il 2001 ed è nell’elenco
degli artisti “Il Meglio del Il 2002 è segnato dalla scomparsa
della madre. Nonostante il difficile momento l’artista
espone ancora con il GAD, al Museo Michetti a Francavilla al Mare – Chieti e
lavora anche in altri ambiti, illustrando con suoi disegni la raccolta di
poesie di Dante Mafia Ucciso dentro il virgulto. Nel 2004, il Comune
di Bagheria gli dedica un’ampia antologica al Museo Renato Guttuso - Villa
Cattolica, presentata in catalogo da Enrico Crispolti ed Anna D’Elia. Nel
2005, con Carla Accardi, Renato Guttuso, Antonietta
Raphael Mafai, Mario
Schifano, Pippo Rizzo, il fotografo Ferdinando Scianna ed altri artisti di rilievo, espone a Parigi
nella mostra L’Echange - 3° Salone Internazionale
di Arti Plastiche e Figurative. Nel 2005 il Museo d’Arte delle Generazioni
Italiane del ‘900 “G. Bargellini”, di Pieve di Cento,
acquisisce due sue opere nella Collezione Permanente - Generazione anni ‘40. L’opera dell’artista è ampiamente
trattata da Giorgio Di Genova nella “Storia dell’Arte Italiana del 900 -
Generazione Anni Quaranta” (tomo secondo), Edizioni Bora, Bologna 2009. Sue opere figurano al Museo
“Renato Guttuso” - Villa Cattolica, Bagheria (Palermo), al Museo d’Arte delle
Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini”, Pieve
di Cento (Bologna), alla Civica Pinacoteca d’Arte Contemporanea di Sulmona
(L’Aquila), nella collezione della Museo d’Arte Contemporanea
di Ghibellina (Tp), nella Ccollezione
di “Museum” a Bagheria (Palermo). Attualmente vive a Bagheia
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Giovanni Leto |
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